Gianni, Giovanni
Nomi senza alcuna pretesa
Moana, Tatiana
Godo nel sentirli pronunciar¹
Quando sfoggian il documento
Puccio e Giuditta abbassan lo sguardo
Lapo facci logopedia
Agnese soffre d'afonia
Guglielmo un hotel aprirà
Ma a nessun lo dirà
La tua vita è già decisa
Il tuo nome è come una divisa
La indosserai fino alla morte
Cara Sofronia questa è la tua sorte
Se il noto Dante
Si fosse chiamato Pierino
Non avremmo mai udito
Di uno scribacchino che si agghinda il capo
Con delle foglie d’alloro
Quante risate ci saremo persi!
Carlona è molto italiana
Dario è brasiliana²
Virginia è in stato interessante
Ma non uno stato interessante. Ah!
La tua vita è già decisa
Il tuo nome è come una divisa
La indosserai fino alla morte
Caro Eustorgio questa è la tua sorte
Persino all'asilo
Sanno ch'è sinonimo d'abominio
Eppure un besUgo
La sua figliola Mariangela osò chiamar
Che padre degenere, da denuncia penale
Nemmeno un collare le seppe applicare
Golia è un nano senza orifizi
Teresa sai è piena di vizi
Caino è tipo contagioso
Questo in quanto lebbroso³
La tua vita è già decisa
Il tuo nome è come una divisa
La indosserai fino alla morte
Cara Godeberta, questa è la tua sorte
Se per tuo figlio vuoi il meglio
Non devi certo chiamarlo Azeglio
Credimi, se sceglierai Alberigo
Sarà di certo il più figo
1 Moana...pronunciar: Sono i nomi che Starnazzone ha dato a due dei suoi capezzoli, i quali inscenano un’attacco di galatorrea come ritorsione verso il poeta, ogni qual volta li apostrofa in tal femminea guisa. Ignorando che in realtà ciò provoca in lui sommo godimento.
2 Dario è brasiliana: No, il nome non è in grado di influenzare finanche la nazionalità dell’individuo che lo porta. Le tendenze transex si però.
Oggi molti danno per scontato che col termine “brasiliana” non si indichi nient’altro che una donna proveniente dal Brasile. Ma tale significato è oramai accettato unicamente per convenzione. Quello originario in realtà è “trans”. Dunque i Darii sono tutti inevitabilmente dei trans. Ma meglio ancora: è “trans” a significare “brasiliana”. Questa è stata infatti la prima maniera di apostrofare quei fenomeni da baraccone (questo è stato il secondo modo), che prima della colonizzazione europea risiedevano tutti nel futuro Brasile, e solo essi vi risiedevano. Erano tali naturalmente, dalla nascita, e si riproducevano per disgustogenesi, i brasiliana (plurale invariato). Non avevano dunque necessità di classificare la loro condizione sessuale per distinguerla dalle altre. A farlo ci pensarono, così narra la leggenda, un esploratore inglese appena giunto nella regione ma subito desideroso di un’avventura esotica e un collega italiano. Il primo aveva udito delle strane voci di corridoio dei bordelli britannici riguardo le bellezze del luogo, ma niente di preciso; così, indicandone una, si rivolse all’italiano e sperando che capisse chiese per prima cosa “Bra?”, ossia “Reggiseno? Hanno il reggiseno? Tutto normale sotto quell‘aspetto?”. L’italiano comprese benissimo e prontamente lo mise in guardia esclamando “Si, liana!”. Come per dire “Eccome se ce l’abbi, ma così come abbi un boa costrictor nelle mutande!” (non so perchè ma lo immagino dotato di una dialettica impeccabile, come se si chiamasse Lapo) Ma ricapitoliamo:"Bra? Si, liana!" = Brasiliana; il neologismo era stato coniato e presto divenne d’uso comune. Esprimeva la disapprovazione ufficiale della razza stramboide da parte dei colonizzatori. Che tuttavia in seguito se ne appropriò, rivendicando con orgoglio di essere dei brasiliana autentici a tal punto da dar vita ad un proprio stato di nome Brasile (che deriva dunque da brasiliana, non il contrario). Perché? Semplice. Gli europei, ufficialmente inorriditi, dei brasiliana in realtà ne andavano matti, ieri come oggi, tanto da sborsare cifre da capogiro pur di avere rapporti con loro. Inoltre il perfezionamento della chirurgia ha persino permesso la “brasilianizzazione” di uomini normali d’ogni parte del globo che si offrono a prezzi stracciati per soddisfare anche le richieste dei meno abbienti: era necessario valorizzare e preservare la propria genuinità. L'epiteto fece la fortuna di quel bizzarro popolo, che per secoli aveva vissuto di stenti. E di vasella.
3 Caino...lebbroso: Cogliamo l'occasione per rinnovare l'invito a sostenere l'associazione Nessuno tocchi Caino, fondata da Starnazzone qualche anno fa, e il suo incessante sforzo per l'ermarginazione di tutti i Caini.
COMMENTO
L'opera denota da parte dell'autore una visione dell' esistenza umana indubbiamente sistematica: i nostri nomi determinano ciò che in sostanza siamo e saremo, facciamo e faremo, Castrocaro e Sanremo, non c'è scampo. Nessun altro nella storia era mai giunto a concepire una teoria così universale a riguardo e per giunta a sintetizzarla sotto forma di versi sublimi. Non sorprende dunque lo scetticismo che la circonda, ma solide indagini scientifico–statistiche dimostrano come sia tutt'altro che campata in aria. Eppure basterebbe guardarsi intorno con più attenzione per trovare riscontri. Quanti Giannii conoscete che fanno l’elemosina? E quante Terese timorate di Dio? (no, nemmeno Madre Teresa lo era. Leggetevi i suoi diari segreti, poi ne riparliamo. Sapevate che in realtà era una grassona nicotinomane che sbavava per Colin Firth?) Quanti Danti che non usano porsi in testa delle porcherie ridicole? O degli Azegli che siano mai stati almeno capoclasse, nonostante prendessero lezioni private? Probabilmente nessuno o quasi. È altresì probabile che non conosciate alcun Alberigo. Purtroppo ce ne sono pochi in giro. Speriamo la situazione cambi poiché i dati dimostrano come il 97% dei pochi Alberighi in circolazione siano delle persone di successo. Eccellono nelle tre categorie che più determinano il valore e la felicità umana: denaro, fama e sesso. Non è un caso quindi che il nostro Starnazzone sia come sia. E che Alberigo Menestrume sia un eccellente tassidermista, Alberigao Tse-Pfui un boia richiestissimo in Cina e che Halberuig Enozzanrats sia stato eletto Mister Mondo nel ‘98, categoria focomelici. Sapeste quante donne in sedia a rotelle gli girano intorno. Letteralmente.
Quindi, futuri genitori, seguite il consiglio di Starnazzone, chiamate i vostri figli Alberigo. Se ne avrete più d’uno potreste numerarli (Alberigo i, ii, cx…), qualificarli (Alberigo il superbo, il mattatore, il tirapiedi, il pestilente…) oppure mutilarli ognuno in modo diverso (ustione, asportazione dello sterno o degli arti - è il caso di Halberuig Enozzanrats, primo focomelico indotto. Un altro successo) e così via. Naturalmente lo stesso discorso vale per la versione femminile di Alberigo, che tuttavia non è Alberiga come qualche tontolone potrebbe ipotizzare, ma bensì Mistrellonica Deluxe. Garantite le medesime “prestazioni” del corrispettivo maschile.
Per finire, chi per qualche oscuro motivo non volesse chiamare l’erede in questo modo, consiglio un’ alternativa, forse l’unica e quasi altrettanto valida: Delfratellastro, come il sottoscritto; è ancora sostanzialmente sconosciuta ma di sicuro valore. Posso confermare ciò che mostrano le statistiche, ossia che i Delfratellastri conducono sicuramente una vita senza gli spericolati picchi di un Alberigo, ma tuttavia di discreto successo. Questa inferiorità inoltre potrebbe risultare piuttosto relativa in quanto può essere preferibile un’ esistenza più tranquilla e sicura. E questo da più punti di vista, soprattutto da quello psichico, in cui senza falsa modestia credo d’essere un gran bell’esempio. A sti geniacci degli Alberigo capita a volte di sbroccare un tantino, talvolta fino al punto di beccarli a conversare con le incrostazioni calcaree dei lavandini, che ritengono dotate di un’anima. Si sa, genio e sregolatezza. Per fortuna il nostro Starnazzone è esente da questi eccessi. Si limita infatti, per scrostarle, ad aggiungere del cortisone nel Viakal, per attenuarne le sofferenze.